Pubblichiamo un articolo del
Senatore Paolo Rossi sul tema del cosiddetto "fine vita"
Il Testamento biologico fra etica e politica
di Paolo Rossi
È inutile stare a nascondersi dietro a un dito. Il testamento biologico, e le questioni morali o di tipo squisitamente medico-scientifico che vi sottostanno, non può essere affrontato col piglio di chi vuole chiudere il cerchio perché tutto squadri da ogni lato, confondendo quelle supposte certezze – che, in particolare, non sento di avere – con un pragmatismo in grado di rispondere in modo corretto ed esaustivo alle domande che sorgono.
In questo, come in tanti altri casi, abbiamo modo di saggiare da un lato la necessaria opportunità di mediazione che lo strumento politico ci offre, mentre dall'altro quanto si riveli sterile, riguardo a simili provvedimenti di legge, il computo dell'aritmetica e del ragioniere.
Pertanto la prima domanda che mi pongo è se, e in che modo, possiamo ancora contribuire a edificare una civiltà che possa fare ciascuno responsabile di tutti gli uomini, ma, nello stesso tempo, tutti gli uomini responsabili di ciascuno.
Il problema di fondo, fatte salve le inevitabili e opportune mediazioni, è non sovrapporre problemi di ordine diverso: un conto è disegnare una mappa, altro conto è stabilire il tracciato di una ferrovia che si vuole attraversi un territorio. È bene aver ben presente la morfologia e gli ostacoli che si devono superare, ma se ci si ferma al disegno di una mappa, per quanto particolareggiato e fedele, si perderanno di vista quei parametri, in base ai quali è possibile stilare il tragitto migliore fra due punti.
La morale, e le personali convinzioni che ne rappresentano l'emanazione, definiscono la natura del territorio; ma compito della politica è in primo luogo produrre delle buone leggi, stabilire in quale direzione ci vogliamo muovere, verso dove vogliamo procedere, e fissare, naturalmente delle stazioni intermedie. Fare buone leggi significa, a sua volta, indicare una direzione chiara e inequivocabile: significa evitare inutili proclami o invocare "tolleranze zero" puntualmente disattese, quanto, se mai, produrre leggi che abbiano una loro "applicabilità", e che non finiscano per essere regolarmente aggirate in base a cavilli giuridici.
È triste dover pensare che una sensibilizzazione verso alcuni grandi temi che attraversano il Paese debba scaturire dalle dirette e indirette implicazioni del rumore mediatico: per cui – notava finemente il collega Sergio Zavoli – essendo sommersi da una mole enorme e sempre crescente di informazioni, la capacità di interpretazione critica si assottiglia, generando spesso approssimazione, incompletezza, parzialità, ma anche conformismo da un lato e rifiuto dall'altro.
Sicché, a guardar bene, assistiamo anche allo stesso fenomeno mutato di segno: l’enfatizzazione multipla e successiva di un singolo fatto, di una notizia (penso ai vari casi Cogne, Novi Ligure, Perugia, Erba, e, da ultimo, Eluana Englaro…) diviene in breve «solo la premessa del suo seguito, cioè di qualcosa che la dilata, la modifica, la prolunga; e che, spettacolarizzata, trasforma il pubblico in un destinatario sempre più di fiction e sempre meno di informazione, cioè di realtà». Di qui, naturalmente, anche la insistita strumentalizzazione politica a opera del centrodestra: l'uso di dichiarazioni e di proposte di legge (vedi Piano-casa) confezionate ad arte all'unico scopo di rafforzare e non disperdere consenso. Mi chiedo, allora: se il presidente del Consiglio vuol fare affidamento sul senso estetico degli Italiani, perché mai non fare affidamento – invece che invocare castrazioni chimiche ad hoc, come propone la Lega – sul suo senso morale?
Come avviene regolarmente, quando sono posti in discussione temi cosiddetti sensibilmente etici, si fa quadrato, per quanto è possibile, sulla coscienza e sulla responsabilità del singolo circa la gravità e le implicazioni di ordine morale che derivano dal provvedimento in oggetto.
Ebbene, come sosteneva Miguel de Unamuno, la fede non rappresenta il pane ma il lievito. Non bisogna fare confusione, come altrettanto regolarmente accade, fra laicità e laicismo, e non sono d'accordo con chi adopera l'una o l'altra tesi come un alibi dietro il quale nascondersi. Siamo chiamati a scelte difficili, su materie complesse, dove probabilmente l'unica verità che siamo in grado di affermare è la verità del dubbio.
Da cattolico quale sono e mi ritengo, non sono certo fautore dell'aborto, ma come parlamentare e cittadino posso condividere che in uno Stato laico e democratico vi sia una legge che disciplini questa materia e dalla quale ciascuno possa sentirsi tutelato, a prescindere dal rispetto di qualsiasi convinzione o credo religioso.
L'invito rivolto ai senatori del PDL, arrivato quest'oggi pel tramite di una lettera del presidente del Consiglio, di vagliare secondo coscienza l'importanza e il significato politico del tema in discussione, contemperando l'etica della convinzione con quella della responsabilità, è solo la faccia più esposta della preoccupazione del premier circa una questione di grande rilevanza, politica e mediatica, per la sua stessa credibilità. Insomma, nel segreto dell'urna – per riprendere la celebre battuta di Giovannino Guareschi coniata per le elezioni del 1948 – Stalin non ti vede…, ma Berlusconi sì… Tanto è evidente il soffietto retorico cui si fa ricorso: nel mentre, cioè, si dichiara la libertà di coscienza, si maschera, facendolo passare sottobanco, un tanto evidente quanto pateticamente scoperto richiamo all'ordine.
Il premier delinea l'appartenenza alla grande famiglia dei moderati con una definizione che dire abborracciata è dir poco: «noi liberali, cristiani, socialisti umanitari, credenti e non credenti…». Non vedo ombra di quel liberalismo, storicamente così definito, di cui egli si dichiara erede. Per non parlare di quel socialismo umanitario di cui evidentemente, non conosce lontanamente il senso e il valore. Meglio sarebbe stato far conto sulla causticità di un Leo Longanesi, che si definiva un conservatore in un Paese in cui non c'è nulla da conservare.
Vedo, insomma, in un gran calderone confluire tutto e il contrario di tutto: e se l'Italia pullula di ex-rivoluzionari (o sedicenti tali) riconvertiti in cortigiani qualcosa vorrà pur dire…
Ripeto: quello che occorre oggi è produrre delle buone leggi: cavalcare l'ideologia o l'emozione circostanziata di vicende pur emblematiche e dolorose non può che far velo e allontanare dal cuore del problema.
Se passerà il disegno di legge come voluto dal centrodestra avremo una cattiva legge, com'è avvenuto nel caso della fecondazione assistita. Io credo che una certa duttilità e un sano buon senso – come evidenziato negli emendamenti sull'alimentazione e l'idratazione, a prima firma del senatore Bosone – possano meglio rispondere a una serie di variabili che sono insite nelle problematiche delle malattie che rendono il paziente non in grado di esprimere le proprie volontà.
Tutto ciò, naturalmente, non ci esime dalle nostre responsabilità circa il finanziare e il progredire della ricerca scientifica e dal rispetto verso tutti coloro – malati, familiari, operatori sanitari – che spesso sono chiamati a indicibili sforzi nella convinzione che chi salva una vita salvi il mondo intero.